Presentazione di Assimefac
03/04/2010 0.28.32 - a cura di Redazione

Da “Panorama della sanità”   novembre 08

Intervista al nuovo Presidente di ASSIMEFAC
 

Formazione e interdisciplinarietà. Superare gli specialismi e costruire ponti tra le differenti figure mediche che operano nella sanità italiana, in continuità con quando fatto fino ad ora da questa società scientifica. Questo è il messaggio lanciato da Vera Sambataro, da qualche settimana nuovo presidente dell’Assimefac. Sabato 11 ottobre, infatti, l’assemblea dei soci della società scientifica con circa 7 mila iscritti, ha rinnovato il suo organismo direttivo. Il presidente uscente, Ernesto Mola, ha proposto un allargamento dell’organismo (di cui continuerà a far parte) e indicato un nuovo organigramma che è stato approvato a stragrande maggioranza (nel box). Il nuovo presidente dell’Assimefac è Vera Sambataro, medico dirigente, specialista in neurologia e psichiatria, ha lavorato per 10 anni nella psichiatria del territorio, da 16 dirige un servizio per le tossicodipendenze presso la ASL 3 di Catania. Componente da diverse legislature della Consulta degli esperti delle tossicodipendenze presso la Presidenza del Consiglio. E’ membro della Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria. Nel corso dei lavori Giancarlo Tavasanis è stato eletto presidente onorario della società scientifica. Mentre alla presidenza del Comitato Scientifico è andata Mariangela Becchi, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I prossimi obiettivi e le scadenze dell’Assimefac, ne parliamo, appunto con la neopresidente, Vera Sambataro.  

 

Nuovo presidente, direttivo allargato, grande consenso. L’assimefac cambia, ma nel segno della continuità ?

Si, senza dubbio. La società scientifica continua a crescere ed è naturale, in questi casi, allargare il gruppo dirigente, siamo circa 7mila soci, ci sono più impegni e più responsabilità. E’ necessario rinnovare, ma mantieniamo fermo il timone: la direzione è quella segnata in questi anni di lavoro. L’Assimefac continuerà a riflettere, analizzare e ad operare in tutti gli ambiti della sanità italiana.  

C’è una chiara vocazione ad essere trasversali, è comune questo approccio in Italia? In che settori è attiva l’assimefac?

Comune non è. E’ bene ricordare che il presidente uscente è un medico di medicina generale ed io, invece,  un medico dirigente, mentre la presidente del comitato scientifico, Mariangela Becchi, è direttrice della Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità dell’Università di Modena. Siamo di fatto una società scientifica interdisciplinare che opera e che ha l’ambizione di operare a tutto campo

 Interdisciplinari, insistete molto su questa caratteristica?

Essere interdisciplinari è fondamentale. Ci rivolgiamo a tutti i medici (e agli altri professionisti dei diversi settori sanitari)  che abbiano interesse a sviluppare iniziative culturali di carattere multidimensionale, multiprofessionale ed intersettoriale centrate sulla persona. Il nostro obiettivo è l’integrazione.

Quali sono gli strumenti che avete messo in campo in questi anni per conseguirlo? 

Con la ricerca, la formazione e l'aggiornamento continuo (siamo provider accreditato-Ecm) sia a livello specifico che interdisciplinare. L’Assimefac mantiene una rete di valide collaborazioni con i principali partner Istituzionali, cura la formazione di Medici animatori della Formazione, di Medici Tutor  e Medici formatori  e collabora con le Scuole di Specializzazione in Medicina di Comunità, con altre Società Scientifiche e con l’Università.In questo ambito, insieme alla altre Associazioni, porta avanti il progetto di dar vita ad una specializzazione universitaria in Medicina Generale, in modo tale da coniugare le competenze cliniche con quelle gestionali ed organizzative nell’area delle cure primarie.Sul fronte della ricerca  promuoviamo la sperimentazione, l’elaborazione di linee guida, le indagini statistiche, epidemiologiche e di screening di portata nazionale ed internazionale. Molto importanti, infine i corsi  sui percorsi di cura e sulla presa in carico di pazienti con patologie croniche, ma anche sui temi della prevenzione collettiva, dell’assistenza distrettuale  e ospedaliera e dell’integrazione socio – sanitaria. Una formazione di questo tipo è funzionale alla realizzazione di strategie di integrazione tra i diversi servizi sanitari del territorio e di interventi assistenziali innovativi (continuità ospedale-territorio, percorsi di cura e di presa in carico di pazienti cronici e/o complessi) che abbiano al centro la persona e non la malattia.  

Prossime scadenze importanti?

Voglio citare il prossimo Congresso Nazionale che terremo dal 22 al 24 ottobre a Roma, appunto, sul paziente cronico e la continuità delle cure. Sarà un ulteriore appuntamento sulla strada dell’interdisciplinarità.

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